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Dietro la Reflex

Annarita Triarico. Giornalista pubblicista di Roma. Curiosa, eclettica, golosa e un po' naif. Battitore libero (come mi definì tempo fa l'Editore per il quale lavoro). Stacanovista loquace, perfezionista ad oltranza e felicemente mass media-adjected.

  

Behind the Camera Reflex

Annarita Triarico. Italian Journalist from Rome. Inquiring, eclectic, epicurean, a little bit childlike. Free hitter (according to the Publisher I work for). Chatty stakhanovite, perfectionist and happily mass media-adjected.

 

 

Perché La Reflex nel piatto

Colleziono libri di cucina dai tempi delle medie. Inevitabilmente li sceglievo per le foto e finivo per cucinare le ricette legate alle immagini che mi colpivano di più. Ne memorizzavo il mood e cercavo di rendere il piatto il più possibile simile a quello fotografato. Ovviamente (ma l'ho scoperto solo quando ho iniziato a fotografare il food) i fotografi professionisti usano dei trucchi per far apparire i piatti al meglio di fronte all'obiettivo. Sul set si usano cibi ancora crudi, si spruzzano sostanze chimiche per non far annerire la frutta, si posizionano le insalate con pinzette e stecchini, si inseriscono ritagli di cartoncino tra gli strati di torte e panini... insomma, spesso i piatti che vediamo in foto non sono commestibili. Ma nonostante oggi io conosca questo “dietro le quinte”, ancora adesso ciò che mi colpisce di una ricetta è sempre la foto: l'idea di una felicità domestica immortalata sulla pagina di una rivista o di un libro di ricette in modo che ognuno di noi possa cercare di ricrearla cucinando a casa propria.
 
Non avrei mai pensato che anch'io un giorno mi sarei ritrovata dietro l'obiettivo a scattare foto di food. Eppure, a pensarci bene, il percorso non è stato affatto casuale. A forza di ammirare le foto di riviste e ricettari era inevitabile – prima o poi – che dal piatto passassi alla reflex.
Oggi quando, dopo aver allestito il set e scelto le impostazioni e le inquadrature più adatte, ottengo la foto che avevo in mente ho spesso la sensazione che il risultato sia molto di più della semplice somma di tutte le mie azioni e decisioni.
Non saprei spiegarlo bene a parole.
Ma secondo me le popolazioni primitive avevano ragione a dire che la fotografia cattura l'anima delle persone.
Perfino quella di food.

 

Why La Reflex nel piatto (The Reflex on the Plate)

 I've been collecting cookery books since high school. Every time I chose them for their photos and tried to cook the recipes with the images that hit me most. With the mood of the picture in my mind, I desired to recreate a dish as similar as possible to the photo. Of course (but I discover it later, when I started taking pictures of food) professional photographers use tricks to make food look glamourous. During a professional photo shooting they (and/or the stylist) use raw food, chemical substances to prevent the blackening of cut fruits, twizeers and toothpicks to put salad in the right position and fix them and “cards” of paper among the layers of cakes and sandwiches to give them regular shapes. So, usually what we see in the pictures it is not edible food. But, despite the fact that I know this “behind the scenes”, what hit me most in a recipe is still the photo: the idea of a domestic bliss immortalized in a magazine or a cookery book to encourage the reader to recreate it at home.
 
If someone told me that I would have started to take pictures of food myself, well... I would never believed that! But if I look back, I understand this happened quite naturally. With so many food images memorized for years I “simply” moved from the dish to the camera reflex (and back again, of course!).
When I fix the set for the shooting, select the right camera settings and finally obtain the image I had in mind I often feel that this result is more than simply the sum of all my actions and choices.
I cannot explain it in words.
But I feel like indigenous cultures' belief that photos “steal” your soul is somehow true.
Even in food photography.
 

Annarita

 

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