La cucina di Aissatù (Aissatù's cookery)

18/09/2013

La cucina di Aissatù (Aissatù's cookery)

“Dentro di me sta germogliando una nuova vita, come i fagioli rossi in un terreno fertile. (...) I sensi inventano ricette e mi obbligano a realizzarle. Riscopro sentori covati nell'afa degli alberi, nel tanfo della savana e nell'aspra sabbia dei deserti. Ho spesso fame. Non di quelle fami voraci e volgari! Ho una fame di alto livello, raffinata come un sigaro cubano e delicata come la seta dei bachi. Mais ricoperto di panna fresca; rondelle di carote saltate all'arancia; cuori di cavolo bianco cui aggiungo un po' di cumino; un piatto di pesciolini fritti profumati al messepe (...)”.

 
La signorina Aissatù è una giovane donna africana emigrata a Parigi, innamorata del suo vicino di casa, Suleymane Bolobolo, e decisa a sedurlo mettendo in pratica i consigli di sua madre. Ossia incarnando tutte le qualità che una società tradizionale richiede ad una donna e deliziando il suo uomo con succulenti piatti afrodisiaci.
 
E così per amore finiscono in pentola ingredienti esotici e animali tipici africani (l'antilope, il boa, il coccodrillo...) che scatenano attacchi di acquolina ed amplessi appassionati.
 
La scrittura di Calixthe Beyala incanta in modo altrettanto seducente. E' lussureggiante come una foresta. Poetica. Vivace ed ironica. Ma riesce anche ad esprimere il dolore sottile delle donne alle prese con i ruoli e gli stereotipi imposti loro dalla società (occidentale o africana che sia).
 
Il libro in Italia è stato pubblicato nel 2004 e da allora ha un posto d'onore nella mia libreria. Ogni capitolo termina con una ricetta. Molte si basano su ingredienti esotici difficili da reperire in Italia, inoltre la spiegazione non è in genere molto dettagliata. Ma in fondo si tratta di un romanzo e non un libro di ricette! Tuttavia, alcune sono fattibili, come il "Mais alla panna fresca" a pag. 85.
 
Per condire due pannocchie lessate in acqua salata, si prepara una salsa bianca facendo soffriggere una piccola cipolla in un cucchiaio di margarina. Si sala, e la si fa cuocere finché non è morbida aggiungendo poca acqua calda per volta. Poi si aggiunge un vasetto di panna fresca, un po' di pepe, si mescola, si prosegue la cottura ancora un po' e si versa sulle pannocchie calde servendole subito.
 
La ricetta alla prova pratica non mi ha convinto del tutto. Ho sostituito la margarina – che dubito sia un ingrediente tipico africano! - con il burro, ma nonostante questo non sento di aver ottenuto un piatto da “fame ad alto livello”. Almeno non in termini occidentali. Forse anche perché in Italia le pannocchie le immaginiamo soprattutto arrosto, magari vendute come street food alle feste patronali. Inoltre, i pezzetti di cipolla, per quanto li abbia tritati finemente, rendono poco vellutata la salsa alla panna.
Insomma: apporterei sicuramente delle modifiche. Ma sono contenta di averla sperimentata!
 
La prossima ricetta che proverò sarà la "Purea di mango sui toast", a pag. 127. Nel frattempo, se desiderate iniziare a leggere parte del romanzo online, potete cliccare qui.
 

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“A new life is sprouting in me, like red beans in a fertile land. (...) The senses invent recipes and force me to cook them. I rediscover smells nursed in the sultriness of the trees, in the stink of savannah and in the harsh sands of the deserts. I'm often hungry. But not of a gross and voracious hunger! Mine is a high-level hunger, refined like a Cuban cigar and as delicate as the silk of the silkworms. Corn cobs covered with fresh cream; sliced carrots stir fried with orange; white cabbage hearts with a pinch of cumin; a dish of little fishes fried scented with messepe (...)”.

Miss Aissatù is a young African woman emigrated to Paris, who falls in love with her neighbor, Suleymane Bolobolo. She decides to seduce him following her mother's tips. This means incarnating all the qualities that a traditional society demands to women and delighting her man with delicious aphrodisiac dishes.

And so, in the name of love, exotic ingredients and typical African animals (antelope, boa, crocodile...) are used in the kitchen to trigger gluttony attacks and passionate embraces.

Calixthe Beyala's writing bewitches the reader. It is as luxuriant as a forest. It's poetical and witty. It expresses the anxiety of women who have to deal with the roles and the stereotypes imposed by society (both Western and African).

The book has been translated in Italian from French in 2004 and has a place of honor in my bookcase since then. Every chapter ends with a recipe. Most of them have exotic ingredients difficult to find in Italy and their texts are not really exhaustive. But of course it is a novel, not a cookery book! However some recipes are feasible, like the “Corn cobs with fresh cream” (pag. 85).

For two boiled corn cobs, fry gently a little onion in some margarine. Season with salt and cook till the onion is soft, adding some hot water now and then. When the onion is ready, add a packet of fresh cream and season with pepper. Stir and keep cooking for a little while. Pour the sauce on the hot corn cobs and serve them immediately.

The trial of this recipe did not convince me completely. I used butter in place of margarine – I suppose it is not a traditional African ingredient after all! - but I don't feel like I obtained a refined dish for a “high-level hunger”. Not in Western terms, at least. Maybe also because of the fact that here in Italy we usually eat corn cobs roasted, as rustic street food during patronal feasts. And despite the fact I cut the onion in very thin bittocks, the sauce lacked creaminess.
In sum: I would modify the recipe a bit. But I'm happy I tested it!

Next time I think 'll try the “Mango cream on toasts” (pag. 127). And in the meantime, if you like, you can have a look at some parts of the novel – in Italian only, sorry! – clicking here.
 
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