Kanten Love

17/04/2014

Kanten Love

 

Esiste un cambio di stagione in ogni cucina. Nella mia, i cambiamenti sono influenzati più dai movimenti del cuore che dal variare delle temperature esterne. A spingermi a preparare un certo piatto a volte è il desiderio di riassaporare un momento vissuto nel passato. Altre volte cerco invece la novità tout court e mi lancio in qualcosa di mai provato prima per spezzare completamente la routine. Qualunque sia la spinta iniziale, devo comunque ammettere di seguire un ritmo tutto mio e ciò avviene in parte anche per deformazione professionale. Nell'editoria periodica specializzata la normalità è quella di giocare d'anticipo: si inizia a scrivere sul Natale già dalla fine di agosto e di Pasqua a partire da gennaio. E' normale, perciò, che io abbia la percezione del calendario un po' sfasata.
 
Il kanten è per me la felice eccezione alla regola. E' il classico versatile adatto ad ogni occasione. L'equivalente del tubino nero da tenere sempre pronto nell'armadio.
 
Ormai non posso più nasconderlo.
Ebbene sì, lo confesso: sono una “kanten girl”!
 
Nelle mie notti insonni, quando il silenzio è rotto solo dai programmi vintage trasmessi della tv, mi piace terminarne la preparazione di un nuovo kanten in tempo per spiare il momento in cui il buio vellutato del cielo e il tremolio scintillante delle stelle iniziano lentamente a sbiadire all'arrivo del nuovo giorno.
Come Clara Oswald in "Doctor Who" mi sento sospesa nel tempo e tuttavia lo vedo anche scorrere con i suoi inevitabili mutamenti.
Sono ferma?
Vado avanti?
O tutto questo non è altro che una semplice, infinita ripetizione?
La mia timeline mi appare confusa, senza principio né fine.
Ma è solo illusione.
Luna non è più con me, nella mia cucina. L'ho persa per sempre il 17 dicembre. Un altro gattino è ora il silenzioso testimone delle mie attività notturne. L'impermanenza, il distacco, la perdita, la morte di chi ci è caro, sono tutte dure lezioni che la vita ci impartisce per obbligarci a comprenderne la vera essenza.
Stando così le cose, non posso chiudere gli occhi e far finta di niente.
Non ho altra scelta che guardare in faccia la realtà delle cose e cercare di diventare più saggia.
Sarà per questo - forse - che non riesco a dormire.
 
Ora basta pensare.
E' tempo di iniziare la preparazione del kanten.
 
In dispensa è rimasta una bustina di mirtilli rossi secchi, di quelli in vendita a 1 Euro nei supermercati. Sì, mi ispira. Voglio utilizzarla prima di iniziare a dedicarmi ai golosi frutti rossi di primavera, quelli freschi che presto saranno saporiti e dolci e non più semplici primizie da desiderare solo con gli occhi al mercato. Ne prendo perciò una bella manciata.
In una ciotola, verso 650 grammi di latte di riso, aggiungo i mirtilli rossi e dolcifico con un paio di cucchiai di malto di riso. A questo punto lascio riposare per 20 minuti per far ammorbidire un po' i mirtilli. Nel frattempo, stempero con un po' d'acqua un cucchiaino raso di Agar agar in polvere, eliminando i grumi, poi lo faccio bollire piano per 5 minuti. Unisco metà del composto di latte di riso e mirtilli rossi, continuando la cottura mescolando. A ripresa del bollore, dopo qualche minuto, aggiungo il resto del liquido. La gelatina del kanten inizia chiaramente a formarsi (se non fosse così, continuate la cottura per un paio di minuti). Versatela in uno stampo inumidito o in coppette individuali da dessert.
 
Fate raffreddare completamente e poi fate rapprendere il kanten per qualche ora in frigo.
 
Per servirlo, usate qualche mirtillo rosso che avrete tenuto da parte e spremeteci sopra (ma solo di fronte ai vostri ospiti, perché si spande subito!) una bella spirale decorativa di malto di riso che addolcirà ulteriormente il sapore lievemente aspro dei mirtilli rossi.
 
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