A little Still Life Story

18/12/2015

A little Still Life Story

Anche i food blogger hanno le loro idiosincrasie riguardo al cibo. Ed ecco qui la confessione: una delle mie riguarda proprio i frutti del Loto. Da bambina a casa erano tutti lì a dirmi: “dai, sono dolcissimi, assaggia!”. E io invece che scappavo a gambe levate. Mi venivano i brividi al ricordo del sapore amarissimo e allappante e dei fili robusti della polpa che mi si incastravano nella gola o nell'apparecchio dei denti.

 
Mai una volta il mio palato aveva potuto godere di tanta decantata dolcezza. Così ho ipotizzato che i miei organi recettori del gusto non fossero in grado di avvertirla. E alla fine, come si suol dire, ho “archiviato la pratica”.
 
Ogni autunno osservavo, mantenendomi a distanza, i frutti del Loto nei loro vassoietti di polistirolo bianco del supermercato. La forma del picciuolo così perfetta e “giapponese” e quell'arancione così vivo e allegro non riuscivano a vincere la mia ritrosia.
 
Ero rimasta scottata troppe volte.
 
Io e i frutti del Loto abbiamo invece fatto pace un paio di mesi fa, in occasione del mio compleanno, quando la mia amica Barbara me ne ha portato un cesto intero in regalo. Mi ha guardato sorridendo con gli occhi scintillanti e mi ha detto: “Guarda che belli, li ho raccolti oggi dall'albero di mia suocera. Ne ha fatti talmente tanti che i rami erano tutti piegati, a guardarlo mi sono commossa!”. Barbara considera ogni albero come un amico. E questa cosa commuove me. Ogni seme che getta in giardino germoglia e si trasforma in una pianta che dà frutti, mentre io a malapena riesco a tenere in vita le violette africane di casa mia. Non so se mi spiego.
 
Quella sera, dopo che gli invitati alla cena di compleanno se ne sono andati, ho disposto con cura i loti ad uno ad uno in una ciotola. Erano alla vaniglia, belli e perfetti come piccoli soli al tramonto. Ma sarebbero stati anche commestibili – per me? Ho ripensato all'albero carico di frutti, con i rami abbassati in segno d'offerta, al sorriso e alla voce di Barbara così pieni di calore. Ne ho sbucciato uno. La polpa era ancora soda, ma profumata. Ne ho assaggiato con timore un pezzettino. Ho sentito per la prima volta la dolcezza del loto e il cuore che si allargava di gioia e entusiasmo. Non riuscivo a crederci. Per diversi giorni non sono riuscita a parlare di altro. Mi sembrava quasi un miracolo.
 
Quelli che vedete nella foto sono proprio i loti di Barbara, quelli che mi ha donato quella sera. Ho voluto fotografarli e avrei voluto anche usarli come ingrediente per una nuova ricetta del blog. Invece, erano così buoni che li ho finiti tutti. Mangiarli in purezza è stata secondo me la scelta migliore, alla fine. Non mangerò mai più dei loti così buoni.
 
E a te che hai appena finito di leggere il mio post, domando: è capitato anche a te di scoprire il sapore di un cibo che non riuscivi assolutamente a mangiare? E sei riuscita a crearci una tua ricetta?
Dai, raccontami!
 
XOXO
Annarita :-)
 
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